LIVE REPORT – THE FUZZTONES + A.M.P.: Matera, Grotta Dei Pipistrelli, presso la ClubHouse degli Indian Bikers Motorcycle Club, Mother Matera, 25 aprile 2026 / di Leonardo Centola

 


Il 30°anniversario della nascita ClubHouse degli Indian Bikers Mother Matera

Esistono eventi che, al loro interno, ne contengono altri. Come le matriosche. Solo che, invece delle bamboline russe, qui dentro ci trovi motori, amplificatori, birra, giubbotti vissuti, libertà non addomesticata ed una quantità di cuore e passione difficilmente misurabile con strumenti ufficiali se non epidermicamente. Sono eventi rari, di quelli che non si limitano ad occupare una data sul calendario, ma ci piantano sopra una bandiera. Eventi che scrivono la storia di un luogo e delle persone che vi partecipano, lasciando dietro di sé quella scia strana e bellissima fatta di racconti, fotografie sfocate, orecchie che fischiano e frasi tipo: “Io c’ero. Cazzo!”.

E no, non è da tutti riuscire a organizzare cose che restano. Perché gli eventi veri non si montano solo con transenne, permessi e fonici pazienti (grande Patrizio). Servono visione, ostinazione, coraggio e quella forma nobile di incoscienza che distingue chi sogna davvero da chi compila semplicemente un freddo programma. Ed è esattamente quello che è accaduto il 25 aprile scorso, quando gli Indian Bikers Mother Matera, per celebrare il trentesimo anniversario della nascita della loro ClubHouse, hanno deciso che non bastava spegnere candeline, fare due brindisi e mettere una toppa commemorativa sulla giacca. No. Troppo facile. Troppo normale. Troppo poco biker. Hanno scelto di fare le cose alla loro maniera. Dritti, rumorosi, fieri, senza compromessi. 

E così, proprio nel giorno della Liberazione, e qui la coincidenza può accomodarsi fuori, perché di casuale c’è ben poco, hanno chiamato a raccolta il popolo delle persone libere. Quelle che non hanno bisogno di troppe spiegazioni per capire quando qualcosa vibra davvero. Quelle che riconoscono il rombo di un motore, il graffio di una chitarra ed il valore di una comunità costruita con le mani, con e sulla strada, con trent’anni di solida coerenza. Perché gli Indian Bikers sono questo. Una realtà solida, bella, autentica. Una di quelle che non aspettano che qualcuno dall’alto conceda il miracolo culturale, ma se lo costruiscono da soli, bullone dopo bullone, palco dopo palco, concerto dopo concerto. Con le proprie forze, le proprie convinzioni e quella testardaggine sana di chi sa benissimo dove vuole arrivare e, soprattutto, sa cosa non è disposto a barattare lungo il tragitto.

                          A.M.P.  live

E allora capita che a Matera, città abituata ad essere guardata, fotografata e raccontata, arrivi qualcosa che non si limita a fare da cornice ai Sassi, ma li scuote. Qualcosa che porta in città esperienze rare, eventi che difficilmente passano da queste parti, degni delle realtà più vive, coraggiose e interessanti della scena internazionale. Come, ad esempio, portare i FUZZTONES a Matera. Non una band qualunque, non un nome messo lì per riempire un manifesto, ma una scarica garage-psych con la valigia piena di culto, di storia e di riverberi velenosi. Un concerto che, in un posto qualsiasi, sarebbe stato già un evento. A Matera, il 25 aprile, per i trent’anni degli Indian Bikers, diventa quasi una dichiarazione politica nel senso più umano e meno noioso del termine, cioè libertà come appartenenza, come scelta, come rumore necessario.

                                    A.M.P.

Gli Indian Bikers Mother Matera hanno dimostrato, ancora una volta, che si può essere periferici solo sulle mappe ma mai nelle idee. Che una città può ricevere molto da chi la vive senza cadere nella banalità. E che quando una comunità crede davvero in ciò che fa, può trasformare una festa in un rito collettivo, un concerto in una pagina di memoria, una ClubHouse in un avamposto internazionale di libertà, musica e fratellanza. Insomma, gli Indian Bikers accendono motori, chiamano a raccolta il loro popolo, spalancano i cancelli e ricordano a tutti che la libertà, anche quando passa da Matera, fa un rumore bellissimo. L’evento inizia nel pomeriggio. I primi a salire sul palco sono A.M.P. da Massafra, rodata conoscenza dai Bikers. Al basso e voce Mik Fuggiano Entact, alla chitarra Vincenzo Di Masi, alla batteria Gigio SudDisorder. E, devo dire, l’impatto sonoro è da subito bello diretto, soprattutto sincero. Nessuna posa da sciamani del deserto con il ventilatore puntato sui capelli, ma tre schiaffi ben assestati e serviti caldi. Devo essere onesto, non li ricordavo così massicci: un basso che ti sposta i mobili di casa senza chiedere il permesso, una chitarra che ti guarda male dalla porta di casa se rientri troppo presto, come a dire “dove cazzo credi di andare?”, ed una batteria che non tiene il tempo, lo interroga sotto una lampada finché non confessa. L’onda sonora parte dagli ampli, ti entra direttamente nello stomaco e lì, con una certa educazione cara solo ad Hannibal Lecter, comincia a raccontarti di miraggi, visioni desertiche e draghi colorati che spuntano dalla sabbia come in un fantasy, anche se in realtà sei nella città dei Sassi ed il deserto più vicino è, probabilmente, il parcheggio di qualche supermercato sotto il sole.

Più il concerto si sviluppa e più percepisci l’odore di valvole surriscaldate, lasciate accese per anni dentro vecchi ampli pazienti, in attesa che qualcuno tornasse a rispolverarle a colpi di riff ma di quelli larghi, carnosi, un po’ minacciosi, che solo una SG sa di poter garantire, nelle giuste mani. Insomma, lo stoner rock proposto dagli A.M.P. il 25 aprile è stato un viaggio con un vecchio santino dei Black Sabbath sul cruscotto e con le emozioni appoggiate alla solida eredità lasciata dalla scuola pugliese, pesante, nobile nel cuore e polverosa nel bagagliaio (T.A.F.). Un rock blues impolverato, psichedelia densa e riff che avanzano con la grazia ruvida di un trattore in acido sulla Murgia materana, lento quanto basta, pesante quanto serve, visionario al punto da farti dubitare della sobrietà del paesaggio. Grandi.

                   THE FUZZTONES  live

Poi, arrivano loro, i FUZZTONES, ma non al completo. Si parte con Blues Theme. Una detonazione elegante che ti prepara a ciò che assisterai. Il suono esce fuori potente ma controllato, come una Cadillac lanciata a 200 all’ora dentro una tempesta lisergica. 

                          The FUZZTONES 

La band è una macchina perfetta. Nessuna sbavatura, nessuna esitazione. Solo puro garage rock velenoso servito con classe assassina. Si continua con 1-2-5 con tanto di intro dilatata al punto giusto da permettere a Rudi Protrudi di impossessarsi del palco come un predicatore fuzz venuto a salvare anime perdute a colpi di riverbero. E, in quell’istante, capisci che non stai più per assistere ad un concerto. Stai entrando direttamente nel 1966 in un garage infestato da amplificatori Vox, fuzz impazziti e motociclette cromate. Rudi indossa la mitologica Vox Phantom e le armoniche con una naturalezza tipica di chi questi strumenti non li suona, li evoca. Insomma, un minuto prima eri a sorseggiare una birra ed un minuto dopo te lo ritrovi davanti in carne, ossa, occhiali neri e collane fatte con denti di animali che probabilmente non esistono nemmeno più sul pianeta e che solo Stephanus riesce a trovare. Rudi sembra appena arrivato da un rituale voodoo celebrato tra Detroit, il deserto del Nevada e la Gravina. E lì capisci subito una cosa. Non sei venuto a vedere un live. Sei venuto a fare un viaggio nel viaggio. L’atmosfera è quella delle grandi notti, delle grandi occasioni, quelle che hanno un odore preciso. Birra, benzina, valvole incandescenti, pelle consumata e fratellanza vera. 

                          Rudi Protrudi 

Nessuno è lì per caso. Nessuno guarda il telefono. Nessuno pensa a domani. Il pubblico si guarda in faccia e si riconosce come una tribù sopravvissuta al tempo, una famiglia rumorosa e felicemente fuori asse rispetto al mondo normale. E si parte. Non fai nemmeno in tempo a metabolizzare quello che sta succedendo che vieni risucchiato nella FuzztonesLand. Una specie di universo parallelo dove il tempo si piega, le luci sembrano respirare ed ogni riff apre una porta mentale diversa. Bad News Travels Fast arriva come una coltellata glam-psichedelica. Spietata. Velocissima. Suonata senza misericordia. Ti attraversa lo stomaco e ti rimette in circolo sangue, benzina ed adolescenza. E da lì parte una cavalcata allucinata, perfetta, sudata, elettrica, di quelle che non le racconti, non le puoi raccontare.

Arrivano I Never Know, Action Speaks Louder, la devastante Ward 81, Transmaniacon MC. Poi accade la piccola magia tribale della serata. I Fuzztones intonano Cheyenne Rider, ma per quella notte soltanto, e sottolineiamo soltanto per quella notte, perché certi incantesimi non si replicano a comando, il brano viene ribattezzato Indian Rider, in omaggio agli Indian Bikers. Un gesto semplice, ma potentissimo. Come piantare una bandiera fuzz nel cuore della Clubhouse e dire “Questa è casa, questa è famiglia, questa è leggenda. Fanculo”. Quando un brano viene ribattezzato per una comunità precisa, in una notte precisa, davanti a persone precise, smette di essere solo una canzone e diventa un sigillo. Indian Rider non è più soltanto una variazione di titolo. È il certificato ufficiale che quella sera alla Clubhouse è successo qualcosa che apparteneva solo a chi era lì.

E, proprio in quell’istante, capisci che la scaletta ascoltata il 25 aprile non era la normale set list portata in tour dai Fuzztones, non era il compitino rock’n’roll da timbrare città dopo città. Era una creatura unica, irripetibile, cucita addosso a quella notte, a quel pubblico, a quegli Indian Bikers e a quell’atmosfera fuori controllo. Il Live continua con Brand New Man, che non è semplicemente un brano. È un manifesto di guerra garage-rock, un proclama fuzz, una dichiarazione d’indipendenza lanciata a volume indecente contro la noia del mondo. E mentre scorrono Rebel Kind, Highway 69, Green Slime, As Time’s Come, Just Once, l’ipnotica She’s Wicked, la folle Gotta Get Some, Journey To Time ed Epitaph For A Head, succede qualcosa di difficile da spiegare razionalmente. Ad un certo punto, non sai più se stai ballando, levitando o partecipando ad una seduta spiritica organizzata da motociclisti cosmici. Persino le pareti della ClubHouse sembravano vibrare in sincro con il fuzz. 

Qualcuno sorrideva da solo nel vuoto. Qualcuno aveva lo sguardo di chi aveva appena trovato il senso della vita dentro un assolo distorto di trenta secondi. Poi il bis. Born To Be Wild, nella sua versione originale. E lì la Clubhouse diventa improvvisamente un’autostrada interdimensionale lanciata a tutta velocità dentro il deserto americano degli anni Settanta. Ma il colpo finale arriva con Cinderella e, soprattutto, con l’immortale Strychnine, suonata come se il rock’n’roll dovesse finire cinque minuti dopo. E forse, per qualche secondo, è davvero finito tutto il resto. Perché ciò a cui abbiamo assistito non è stato semplicemente un concerto, che già sarebbe bastato per parlare di serata memorabile, ma una gigantesca dichiarazione di amicizia, fratellanza e appartenenza tra Rudi, Rosario, il Presidente, e gli straordinari Indian Bikers di Matera.

Incredibili gli Indian. Incredibili i Fuzztones. Incredibile la Clubhouse. Incredibile il pubblico. Ma, soprattutto, indescrivibile quell’atmosfera sospesa tra concerto, rituale pagano, rimpatriata tra fratelli e tempesta psichedelica. Ed alla fine ti ritrovi lì, stordito, sorridente, quasi incredulo, a pensare che all’istinto non si comanda e che gli anni passano per tutti, certo, ma non per le passioni vere. E, forse, nemmeno per Rudi Protrudi, autentico motore immortale di una scena che ha influenzato generazioni intere, padrone assoluto del palco e del tempo. Quello che è accaduto ha sinceramente qualcosa di indescrivibile. E per questo, con il cuore pieno di gratitudine, grazie davvero agli Indian Bikers di Matera. Per l’accoglienza, per la fratellanza, per l’energia e per aver reso possibile una notte che resterà impressa nella memoria come una di quelle rare collisioni perfette tra musica, amicizia e follia meravigliosa.

Foto 2-3-7-8-9-10 di Stefano Locoratolo

The Fuzztones hanno suonato a Matera il 25 Aprile 2026 in occasione del loro "Lysergic Emanations 40 Year Anniversary Tour", dopo quattro date in Italia in Febbraio 2026: 

25 Febbraio 2026 – Torino, Blah Blah

26 Febbraio 2026 – Como, Joshua Blues Club                                                                 27 Febbraio 2026 – Rosà (VI), Vinile             

28 Febbraio 2026 – Pinarella (RA), Rock Planet


Ward 81 (live Circolo Arci Joshua Blues Club di Albate/Como, 26/2/2026) https://youtu.be/BepLebaFNYo?feature=shared

Intro + 1-2-5 (live Vinile, Rosà/Vicenza, 27/2/2026)  https://youtu.be/U3JgIGj39Q0?is=DHFrOiO5I0AM1YPl

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