RECENSIONI - PAUL McCARTNEY: "The Boys Of Dungeon Lane" (2026, Capitol Records) / di Nino Colaianni
Paul McCartney ha fatto qualcosa di apparentemente impossibile: ha pubblicato un album che non puzza di nostalgia fine a se stessa, ma che vibra di un'energia incredibilmente fresca. " The Boys of Dungeon Lane " è il suo diciottesimo lavoro solista (difficile stabilirne con certezza il numero). Il filo conduttore è chiaro fin dal titolo: un viaggio a Liverpool, ma non in quella della Beatlemania, bensì in quella ancora precedente. È il racconto delle strade di Speke, delle camminate con John e dei viaggi in autostop con George. La produzione è stata affidata ad Andrew Watt (fresco del lavoro con i Rolling Stones ), che spinge molto sull'acceleratore, regalando un suono enorme, a tratti persino un po' saturo e compresso, ma che sposa perfettamente la voglia di Macca di graffiare ancora. Paul imbraccia e suona quasi tutti gli strumenti, tornando a quell'approccio artigianale e "fatto in casa" che non sentivamo dai tempi di " McCartney III...