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ORIGINAL SERIES SOUNDTRACK - NICK CAVE & WARREN ELLIS: "The Death of Bunny Munro" -- "Jo Nesbø’s Detective Hole" / di Pasquale Boffoli

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  NICK CAVE e il fedele WARREN ELLIS stanno lavorando a del nuovo materiale per un prossimo lavoro dei BAD SEEDS dopo " Wild God " (2024) e " Live Gold " (2025). I loro ritmi proverbialmente frenetici hanno permesso la realizzazione negli ultimi tempi anche delle soundtrack di due serie televisive, " The Death of Bunny Munro" e "Jo Nesbø’s Detective Hole". "The Death Of Bunny Munro" Soundtrack (Invada: Bristol label, 2025) La Trama: " Bunny Munro è un venditore porta a porta di prodotti di bellezza ossessionato dal sesso: dopo il suicidio della moglie Libby entra in una spirale fatta di sesso, alcool e disperazione trascinando il suo giovane figlioletto di nove anni Bunny Jr. in un caotico 'road trip' attraverso il Sussex, nell'Inghilterra del sud, mentre è in giro un serial killer". La serie ha debuttato il 20 Novembre 2025 su TV Sky Atlantic Original britannica (in Italia su Sky e NOW): con Matt Smith nel ...

ANNIVERSARI - 1926-2026: 100 ANNI, IL SECOLO BREVE DI MILES DAVIS / di Sergio Spampinato

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  Il 26 maggio 1926 nasceva Miles Davis .100 anni fa come oggi. In questo lungo arco di tempo è stato detto tutto, e anche il suo contrario.  Prendendo a prestito l'idea dello storico Hobsbawm, che ha dato nome al suo celebre saggio, " Il secolo breve ", si può affermare che anche il secolo di Miles Davis ha subìto cambiamenti repentini e traiettorie diverse, anzi succedutesi nell'ancor più breve arco temporale di circa un ventennio che va grossomodo dal 1949 al 1969, in cui sono esplose e sono state tracciate ben 4 traiettorie differenti. La prima, il Cool Jazz , caratterizzato da un arricchimento con il modello della scrittura colta europea, di cui Gil Evans fu mentore e arrangiatore, oltre che sostegno morale di Miles al suo ritorno da Parigi negli Stati Uniti e nel periodo iniziale di uso di eroina. La seconda fu quella intensissima e oltremodo prolifica del quintetto, poi sestetto, con John Coltrane e Cannonball Adderley ai sassofoni, Red Garland al piano, Pa...

RECENSIONI - KEVIN MORBY: "Little Wide Open" (Dead Oceans, 15 Maggio 2026) / di Marco Fanciulli

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               La copertina di "Little Wide Open" Kevin Morby: il cantore della provincia americana  Kevin Morby è un cantautore americano che rientra nell'ultima generazione di un filone antico e consolidato, quello che genericamente passa sotto il nome di Americana, non propriamente un genere ma un contenitore accomunato dal minimo comun denominatore di musiche di ambiti country e roots-rock con la cornice della sterminata provincia statunitense.  Morby nasce a Lubbock, nel Texas più profondo e rurale. Il lavoro del padre lo porta a viaggiare per gli States fino all’età di diciassette anni quando si trasferì a New York.  Le sue prime esperienze musicali risalgono al 2009, quando Morby entra in qualità di bassista nel gruppo di area roots-country-noise dei Woods , con i quali produce tre album, seguite poi da nuove esperienze nel 2011, anno in cui lasciò i Woods per formare The Babies , formazione garage-punk insieme all’amico Cas...

RECENSIONI - PAUL McCARTNEY: "The Boys Of Dungeon Lane" (2026, Capitol Records) / di Nino Colaianni

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  Paul McCartney ha fatto qualcosa di apparentemente impossibile: ha pubblicato un album che non puzza di nostalgia fine a se stessa, ma che vibra di un'energia incredibilmente fresca. " The Boys of Dungeon Lane " è il suo diciottesimo lavoro solista (difficile stabilirne con certezza il numero). Il filo conduttore è chiaro fin dal titolo: un viaggio a Liverpool, ma non in quella della Beatlemania, bensì in quella ancora precedente. È il racconto delle strade di Speke, delle camminate con John e dei viaggi in autostop con George. La produzione è stata affidata ad Andrew Watt (fresco del lavoro con i Rolling Stones ), che spinge molto sull'acceleratore, regalando un suono enorme, a tratti persino un po' saturo e compresso, ma che sposa perfettamente la voglia di Macca di graffiare ancora. Paul imbraccia e suona quasi tutti gli strumenti, tornando a quell'approccio artigianale e "fatto in casa" che non sentivamo dai tempi di " McCartney III...

RECENSIONI - LIBRI: "NOI", di Evgenij Zamjátin (Editore: Fanucci - Collana Piccola biblioteca del fantastico, 2021 / di Nazzareno Martellucci

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  L'estetica cubofuturista di "Noi"  Scritto nel 1921, nel pieno dell'effervescenza delle avanguardie storiche, " Noi " di Evgenij Ivanovic Zamjatin è molto più del capostipite del romanzo distopico: è un dirompente esperimento visivo. Leggere questo capolavoro significa sfogliare una galleria d'arte in cui la pagina scritta si trasforma in una tela cubista e, al contempo, in un manifesto futurista in movimento. Zamjatin, ingegnere navale prestato alla letteratura, proietta sulla pagina l'ossessione per la geometria, il cemento e l'acciaio che respirava nella Russia dei suoi anni.                         Evgenij Zamjatin La vicenda si svolge nel ventiseiesimo secolo dentro lo Stato Unico , una società transennata da un muro di vetro dove gli esseri umani hanno perso il nome, sono rimasti solo dei "numeri" e vivono esistenze matematicamente regolate da tabelle orarie. Il protagonista, l'ingegnere D-503 , è il fedele...

RECENSIONI - THE FALL: "Singles Live Vol.2, 1980 – '83 (29 Maggio 2026, Popstock Records/Bella Union) / di Pasquale Boffoli

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  THE FALL : una sigla gloriosa, una band post-punk britannica - da Manchester - che mentre scriviamo ha assunto da tempo uno status leggendario, a otto anni ormai dalla sua estinzione che ha coinciso con la dipartita (2018) del suo leader e ispiratore di sempre e sin dai suoi lontani albori MARC SMITH. Smith, lead singer abrasivo e compositore per antonomasia refrattario fino ai suoi ultimi giorni alle sirene del business musicale - caratteristica che si è estesa senza scossa alcuna a tutte le vicende artistiche dei suoi Fall - impietoso cronista nelle sue liriche delle miserie e della greve quotidianità della classe operaia mancuniana, nonché beffardo e mai domo fustigatore del becero conservatorismo della società inglese: una sorta di novello Ray Davies dal dna punk con modalità interpretative molto più caustiche, plumbee, corrosive.                          The Fall nel  1978 Un po' di storia: la band nasc...

RECENSIONI - Zu: "Ferrum Sidereum” (9 Gennaio 2026, House of Mythology) / di Vanni Sardiello

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  Io gli Zu li seguo dai tempi di “ Bromio” . Li ho attraversati tutti: le derive jazzcore, le esplosioni noise, i momenti più atmosferici, le mutazioni sludge, le collaborazioni impossibili, i dischi che sembravano registrati dentro un’acciaieria in fiamme e quelli che invece si muovevano come entità astratte nel vuoto cosmico. Eppure ogni volta succede la stessa cosa: penso di sapere cosa aspettarmi… e puntualmente loro arrivano e mi spostano il pavimento sotto i piedi. “ Ferrum Sidereum ” è esattamente questo. Un terremoto lento. Una massa sonora enorme che non ti investe subito come farebbe un disco metal qualsiasi, ma cresce, si insinua, ti avvolge come fumo nero nei polmoni fino a diventare quasi fisica, opprimente, magnetica. Ottanta minuti che sembrano scolpiti nel ferro e nella cenere, un doppio album smisurato che invece di disperdersi riesce incredibilmente a mantenere una direzione precisa, una tensione continua, come se tutto fosse collegato da un unico filo invisibi...