RECENSIONI - BIG THIEF: "Double Infinity" (4AD Records, 2025) di Leonardo Centola
I Big Thief sono tornati. Ora sono un trio. Il nuovo album "Double Infinity", uscito il 5 Settembre 2025 su 4AD Records, è una fumosa nuvola di vapore folk-psichedelico denso di emozioni, amori passati, memorie sfocate e improvvise epifanie spirituali, il tutto rigorosamente arpeggiato (un po' troppo) in scala pentatonica. Ma come suona Double Infinity? È sicuramente un album introspettivo. Richiede un ascolto tranquillo ed una apertura mentale non indifferente. È un viaggio astrale in ciabatte, dove chiudi gli occhi, fluttui tra arpeggi esistenziali e ti rassegni serenamente al fatto che non capirai tutto ma ti sentirai profondamente coinvolto lo stesso, come quando ascolti un amico dopo 4 Gin tonic e fingi di seguire il discorso. Double Infinity è un puzzle di sogni, memo vocali, esercizi di terapia e poemi mistici lasciati in una cassetta delle lettere dimenticata da Cat Power ma con su l’indirizzo di Joni Mitchell. La voce di Adrianne Lenker, sempre più mistica e disarmante a volte incanta, altre un po’ stanca, ma rimane sincera, nuda e inesorabilmente umana e ci sussurra (i suoi) segreti dal fondo dell’universo. Alcuni li capiamo, altri davvero no, ma va bene così. La musica vaga senza preoccuparsi troppo delle convenzioni terrene della canzone/tipo, questo potrebbe rendere Double Infinity un po' monotono per chi preferisce composizioni più lineari.
Non ci sono brani da far “copulare in hit parade” [citazione Baustelliana], ma la spontaneità e la profondità emotiva delle canzoni è notevole. Alcuni testi sono talmente eterei che anche gli angeli hanno chiesto una nota esplicativa a piè di pagina. Insomma non è un disco facile, ma lo sapevamo dall’inizio. È più una sessione di psicoanalisi in compagnia dei fantasmi del proprio passato, con qualche arpeggio sparso a renderla meno ansiogena. Se vi aspettate di trovare il “pezzone radiofonico” passate oltre. Se, invece volete perdervi tra poesia, malinconia e libertà assoluta, Double Infinity è la vostra nuova coperta sonora dell’anima. Registrato presso i Power Station Studios di New York, l'album è stato realizzato in sessioni dal vivo. Inizialmente doveva essere registrato in un bosco, con un approccio che privilegia l'improvvisazione e la spontaneità, con tanto di chitarre volutamente microfonate male.
Big Thief, da sinistra a destra: James Krivchenia, Adrianne Lenker, Buck Meek
Tracks
Incomprehensible
Qui siamo nel regno del surreale: una poesia esistenziale che riflette su vita, tempo, identità e accettazione di sé senza mai davvero spiegarsi del tutto (per fortuna). È come se Adrianne Lenker ci dicesse: "Non provare a capirmi, lasciami essere un mistero vivente con le calze spaiate e l’anima stropicciata". Quando l’incomprensibile diventa una scelta.
Words
Quando le parole non bastano, cioè, quasi sempre, entra in scena il subconscio: ansioso, sognante e un po’ confuso, ma molto più sincero. Questo pezzo è la colonna sonora perfetta per quando provi a spiegare come ti senti e finisci per fare solo versi gutturali. È delicato, sospeso, e ci ricorda che a volte l’unico modo per comunicare davvero è smettere di provarci.
Los Angeles
Una ballata dolceamara che ti prende per mano, ti porta a spasso nei ricordi e ti lascia lì, sotto la pioggia, davanti alla Torre Eiffel, con il cuore pieno e le parole inceppate. L’amore qui è così profondo che non ha nemmeno bisogno di parlare. Si capisce a colpi di silenzi. Ciliegina surreale sulla torta: il verso “Tè sporco, sei come la Gioconda” confonderebbe chiunque ma, in bocca ad Adrianne, è pura poesia. È un pezzo che parla di legami che resistono a tutto: al tempo, alla distanza ed alle spiegazioni logiche.
All Night All Day
Qui si parla d’amore, sì, ma non quello da film romantico con i petali di rosa. Parliamo di connessione vera, pelle su pelle, cuore su cuore. È intimità come verità, come spazio sicuro dove puoi anche tenere le calze bucate e dire “mi sento rotto” senza che nessuno scappi. Il ritornello “Ingoia veleno, ingoia zucchero / A volte hanno lo stesso sapore” è filosofia. Corpo, piacere, guarigione: tutto dentro tre minuti di poesia sussurrata.
Adrianne Lenker
Double Infinity
La title track entra in scena con la luce giusta e si prende tutta l’attenzione. Qui si riflette sul tempo come una cosa che non si capisce mai del tutto. È un viaggio tra passato e futuro, su un ponte sospeso tra due eternità, chiamato poeticamente "the bridge of two infinities", mica roba da poco. “Il tempo si muove come le cascate”, verso travolgente, inarrestabile e, forse, pure un po’ rumoroso. Un brano che è un monologo interiore in slow motion, ma con una bellezza tutta sua.
No Fear
Poche parole, molta pace interiore. Apre con un “There is no fear” che suona più come un mantra che una strofa, e da lì ci accompagna in un piccolo viaggio zen. Il tempo non esiste, il corpo è solo un’illusione, non c’è né sedia né tavolo e va tutto bene così. Più che una canzone, sembra un mantra in chiave indie-folk, da ascoltare mentre fissi una pianta chiedendoti se anche lei soffre d’ansia.
Grandmother
Un tuffo nel passato. Intima, malinconica e piena di immagini che sanno di album di famiglia e tè caldo. Qui la nonna non è solo una nonna. È radice, saggezza, casa. È la voce che ti dice “va tutto bene” anche quando fuori piove, e dentro pure. Il lago diventa simbolo di quel posto dell’anima dove torni a cercare pace, senso, connessione. È una canzone che parla di accettare il dolore, trasformarlo e, perché no, metterlo in musica e farlo diventare suono terapeutico.
Happy With You
Due minuti scarsi per dire: “sono felice e basta, fattene una ragione”. Una dichiarazione d’amore che suona come un “non devo giustificarmi” in chiave indie. La frase “Why do I need to explain myself?” è perfetta per stamparci una maglietta o usarla come risposta universale ai messaggi passivo–aggressivi. Un piccolo inno alla felicità nella sua forma più semplice, senza troppe sovrastrutture né melodrammi.
How Could I Have Known
Apre e chiude con la stessa domanda esistenziale, come certi pensieri che ti girano in testa in loop alle tre di notte. Un brano che racconta l’amore nella sua forma più dolce e crudele: quello che inizia con gli occhi a cuoricino e finisce con “non so nemmeno quando è cambiato tutto”. Parla di come le relazioni si trasformano, sfuggono, restano sotto pelle anche quando sono finite. È la colonna sonora perfetta per una passeggiata sotto la pioggia pensando a ciò che è stato, con un misto di tenerezza e rimpianto e, magari, anche con la Torre Eiffel sullo sfondo.
Ascolta "Double Infinity"
https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_mltcJtWtLrfQ3OfMShXwkOVRPdEegNUn4&si=Emh_JsPS97ndSQju
Big Thief




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