RECENSIONI - STEREOLAB: "Instant Holograms On Metal Film" (2025, Duophonic UHF Disks/Warp Records) / di Mario Clerici

 


Il nuovo album degli Stereolab è uscito lo scorso 23 maggio, dopo ben 15 anni dal precedente «Not Music». Solo ad aprile si è avuto notizia del nuovo album, quando la band ha pubblicato, dopo qualche post su Instagram, il nuovo singolo Aerial Troubles. In tutto questo tempo i due leader Laëtitia Sadier e Tim Gane non erano certo stati con le mani in mano: la chanteuse francese ha intrapreso un’interessante carriera solista, mentre il chitarrista ha fondato il progetto elettronico Cavern Of Anti-Matter. Certamente però un nuovo album degli Stereolab è un’altra cosa, un evento che i tanti fan sparsi per il mondo aspettavano come la manna dal cielo. La line-up, la stessa dell'ultimo tour vista in azione a Ferrara il 10 giugno, presenta oltre ai due sopracitati il batterista storico della band Andy Ramsay, il tastierista Joe Watson e il bassista Xavi Muñoz, oltre a vari collaboratori.


               STEREOLAB: foto di Joe Dilworth

La lunghezza dell’album (un’ora) ci fa tornare agli esordi della band quando, con le possibilità fornite dal compact disc, era normale fare dischi lunghi e complessi. L’album si apre con il breve strumentale Mystical Plosives che, con il suo tripudio di bleep, ci trasporta subito nell’atmosfera dell’album, anche se è forse il brano più elettronico di un disco dove invece abbondano gli strumenti analogici. Poi parte il primo singolo, il già citato Aerial Troubles di cui è visibile pure un video dal mood surrealista, una canzone vivace che racconta della morte della modernità: «the numbing is not working anymore» canta Sadier, «l’anestetico non funziona più». Gli Stereolab, avendo mischiato nel loro suono kraut rock, pop anni '60, canzone francese, funk, musica brasiliana, colonne sonore, lounge music e avanguardia, hanno forgiato un proprio riconoscibile sound, creando un proprio mondo sonoro.

Ascoltarli significa vivere nel loro mondo per la durata del disco, direi che non sono molte le band che fanno questo effetto. Gli Stereolab non sono però solamente suono, ma danno molta importanza anche ai testi delle canzoni, da sempre legati alla realtà sociale. In questo album commentano la difficile situazione mondiale, non perdendo la speranza che la status quo possa cambiare e rimanendo ottimisti sul futuro dell’umanità. Melodie Is A Wound, il secondo singolo tratto dall’album, è un up tempo accattivante con un testo che parla di oggi: «Public’s right to know the truth/gagged, muzzled by the powerful/cultivate ignorance and hate/the goal is to manipulate/heavy hands to intimidate», «il diritto del pubblico è conoscere la verità/nascosta, imbavagliata dal potere/coltivare odio e ignoranza/ lo scopo è manipolare/ mani pesanti per intimidire». Immortal Hands è una ballata che nella seconda parte si trasforma in un funky/lounge con la cornetta dell’ospite Ben LaMar Gay.


                      Foto di Steve Double

Vermona F Transistor (i titoli degli Stereolab sono spesso fantastici) è un altro brano movimentato con chitarra fuzz che poi diventa un altro funky con tanto di sezione fiati, in cui Sadier si mostra ottimista: «I’m the creator of this reality/not the joker who pretends a God to be», «sono il creatore di questa realtà/ non il buffone che finge di essere un dio». Le Cœur Et La Force, l’unico brano cantato interamente in francese, è forse quello che più si stacca dal resto del disco, avendo un andamento quasi cameristico con assolo di clarinetto basso, mentre Electrified Teenybop! è uno strumentale di 4 minuti zeppo di idee su cui altri gruppi ci costruirebbero un intero album. Transmuted Matter (terzo singolo dell’album) torna ad atmosfere più rilassate e lounge con un testo definitivamente ottimista: «Fully human, fully divine… tell me, what do you see through the eye of the heart? Where the soul sees from and all it sees is love». Esemplastic Creeping Eruption (altro bellissimo titolo) è ancora un pezzo da tre brani in uno, tante sono le idee che ci possiamo trovare dentro. If You Remember How To Dream è divisa in due parti, intervallate da due canzoni nel disco (ma suonate una dopo l’altra dal vivo), la prima parte briosa e ballabile ancora con la sezione fiati («J’appartiens à la terre/Je dis non à la guerre» canta Sadier, per mettere le cose in chiaro) dove la speranza per un mondo migliore è tangibile: «Two halves/ Of one / Union / Compound» , «Due metà/ Di uno / Unione / Complessa». Dopo uno stacco riflessivo, la parte 2 del brano e’ invece guidata dal motorik creato da drum machine, chitarre e synth con pennate di fuzz a fare da contrappunto alla melodia della voce.

Flashes From Everywhere è un altro tipico brano Stereolab, piacevole nel suo scorrere mollemente lounge, mentre Colour Television è una sorpresa, in levare ma con un andamento da bossa nova, mentre Sadier canta: «The same ones lead, other ones lag/ While majority numbers gag» , «Gli stessi comandano, gli altri sono in ritardo/mentre le maggioranze sono messe a tacere». Un grande ritorno dopo tanto tempo, un album a livello delle prove migliori degli Stereolab, che sicuramente entrerà nella mia Top Ten di quest’anno.


Instagram
https://www.instagram.com/stereolabgroop?igsh=MXM1YTluYm9sNnVscQ==

Official
Stereolab.co.uk

Aerial Troubles
https://youtu.be/Cg69OglydeE?si=rA4Ou4zfQOjRp6QS

Melodie Is A Wound
https://youtu.be/Nndpg90P2O8?si=fpARasI6NpMZVDxB

Transmuted Matter
https://youtu.be/6mHKS8psgm8?si=T1JfIzwGCsQhSK7w

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