RECENSIONI - TEENAGE FANCLUB: "Do Not Dare To Dream" (Merge Records, 9 Ottobre 2026) / di Leonardo Centola

 

Ci sono band che invecchiano male, band che invecchiano bene e band che si reinventano ogni due anni. Poi, ci sono loro, gli scozzesi Teenage Fanclub, che non invecchiano. Proseguono il loro percorso, con la calma serafica di chi ha già capito tutto e non sente alcun bisogno di spiegarlo. Nel 1989, a Glasgow, I TFC stabilirono che il rumore e le armonie potevano condividere lo stesso solco vinilico e, trentasette anni dopo, non hanno ancora trovato un motivo valido per sfrattare nessuno dei due. Ed i due inquilini, a quanto pare, vanno ancora d’amore e d’accordo. Il 09 ottobre 2026 esce, per Merge, "Do Not Dare To Dream", tredicesimo album (tra il 1990 e il 2026) registrato al Black Bay Studio sull’isola di Great Bernera. 

                            Teenage Fanclub 

È il luogo più remoto mai scelto dalla band, cioè il rifugio perfetto per chi vuole tenere il mondo a debita distanza e, nel frattempo, continuare a scriverci sopra canzoni. Il titolo, invece, è un piccolo capolavoro di sabotaggio motivazionale, in un’epoca in cui tutti ci esortano a sognare in grande, loro ci suggeriscono, con squisita cortesia, di non disturbarci. Nessuna rivoluzione, certo. Niente svolta elettronica, niente ospite a sorpresa, nessun produttore di grido chiamato a spiegare alla band come si fa il mestiere che pratica da quasi quarant’anni. Mentre tutti cambiano pelle ad ogni stagione, inseguono l’algoritmo e si fanno fotografare con lo sguardo di chi ha appena letto Nietzsche, i Teenage Fanclub, guidati dai loro esordi dai due songwriters Norman Blake (vocals, guitar) e Raymond McGinley (vocals, lead guitar) si dedicano all’attività più sovversiva ed, in questo periodo storico, più bistrattata di tutte, scrivere belle canzoni. 

E lo fanno fare maledettamente bene. There Was You e Tomorrow People aprono il disco come una dichiarazione d’intenti sussurrata, senza ansia di stupire né tentativi di sembrare più giovani. Ci sono soltanto chitarre, armonie, misura e quella malinconia luminosa che è ormai la loro inconfondibile firma in calce. Ed è qui che il disco rivela il suo segreto meglio custodito, che poi tanto segreto non è. Ascolto dopo ascolto, "Do Not Dare To Dream" sembra un lungo ed affettuoso omaggio a due numi tutelari piuttosto distanti tra loro, almeno sulla carta. Da una parte, si respirano i Pink Floyd del periodo Syd Barrett, quello di "The Piper at the Gates of Dawn", con melodie che sembrano filastrocche uscite dal lato più innocente e sognante della psichedelia. Dall’altra, ci sono i Simon & Garfunkel più incisivi, quelli di "Bookends" e "Bridge Over Troubled Water" armonie vocali cesellate al millimetro, chitarre acustiche limpide e quella capacità di raccontare la malinconia come se fosse la cosa più ragionevole del mondo. Il risultato somiglia ad un appuntamento per un tè pomeridiano a cui Barrett si presenta con il cappello sbagliato e Garfunkel corregge l’intonazione di tutti, compresa quella del bollitore. Detta così, sembra la ricetta perfetta per un incidente diplomatico. Ed invece è una piccola meraviglia.

                                 Norman Blake

Il cuore ironico dell’operazione arriva al sesto posto, con il brano che dà il titolo all’album. I Do Not Dare To Dream è un pezzo anthemico e contagioso, spinto da belle chitarre acustiche squillanti, mentre sul finale due elettriche si avvolgono l’una sull’altra come in un abbraccio rassicurante. Una canzone che si intitola “non oso sognare” e poi ti fa sognare è il paradosso Teenage Fanclub, che funziona oggi esattamente come nel 1991. Poco più avanti arriva Day In The Sun, primo singolo e meditazione sul rinnovamento e sul cambio di prospettiva. Ha quella leggerezza vagamente stralunata che Barrett avrebbe approvato, magari fissando un punto indefinito del soffitto, e si installa in testa al primo ascolto, con grande stile e senza alcuna intenzione di andarsene. Quando poi il disco si congeda con un brano intitolato Young And Wise, il messaggio diventa limpido. Vero, sappiamo benissimo quanti anni abbiamo, e la cosa non ci turba minimamente.

Ascoltandoli, viene spontaneo archiviare tutto il lessico da comunicato stampa riservato alle band di lungo corso, tipo: “nuova fase, ritorno alle origini, maturità artistica, rinascita”. Sono parole ormai distribuite con la stessa generosità con cui i meteorologi annunciano una perturbazione. Qui, per fortuna, ne bastano molte meno. Qualche accordo, una buona dose di armonie vocali, un velo di malinconia ed un paio di dischi del 1967 e del 1970 tenuti con cura sullo scaffale. Il risultato suona subito familiare. Dieci canzoni, nessuna di troppo, nessun riempitivo per raggiungere i quaranta minuti regolamentari. Al primo ascolto sembra tutto semplice. Al terzo ci si accorge che semplice non lo è affatto. Al decimo, in macchina, si scopre di aver mancato l’uscita dell’autostrada e di non essersene pentiti per niente. “Possiamo restare allegri e ottimisti anche quando le cose non vanno bene”, ha detto Raymond McGinley. Ecco. Frase da poster, d’accordo, ma è anche il modo più onesto per raccontare questo disco. Quindi alzate il volume, sistematevi comodi e, mi raccomando, non osate sognare. Ascoltate e basta. Syd e Art, da qualche parte, annuiscono.

                           Raymond McGinley

Teenage Fanclub line-up 2026:

Norman Blake vocals, guitar                

Raymond McGinley – vocals, lead guitar 

   Francis Macdonald - drums, vocals   

        Dave McGowan – bass, vocals   

                Euros Childs – keyboards, vocals 

Social https://www.facebook.com/share/1GmRhS3T9a/

Official  https://www.teenagefanclub.com/

Day In The Sun  https://youtu.be/D6d_Fh91X5Y?is=MJfcHbwUESHDiLnk

Bandcamp   https://teenage-fanclub.bandcamp.com/album/do-not-dare-to-dream



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