RECENSIONI - THE JAYHAWKS: "Sanctuary Park" (2026, Thirty Tigers) / di Marco Fanciulli

Tornano i Jayhawks, una delle sigle storiche dell’alternative country a stelle e strisce. Tornano a sei anni dalla pubblicazione dell'ultima fatica con un nuovo lavoro che vede una band tonica capace ancora di conquistare i cuori con le sue melodie profumate di verdi praterie. Ne hanno fatta di strada da quel lontano 1985 quando mossero i primi passi nell'allora effervescente scena di Minneapolis. Fin dall'inizio hanno mostrato di andare contro corrente rispetto agli scenari alternativi della loro città: Minneapolis, la città di Prince, ma anche degli Hüsker Dü, dei Replacements e delle Babies In Toyland, le progenitrici del movimento riot-grrls. In questo panorama i Jayhawks guardano indietro, guardano agli Everly Brothers, a Bob Dylan, a Neil Young, ai Byrds, a Gram Parsons, al rockabilly, al folk, al country. Guardano a pagine preziose della tradizione americana, raccolgono gli scampoli del morente paisley underground, si inchinano ai maestri Gram Parsons e ispireranno gli Uncle Tupelo definendo le linee dell’alt-country degli anni novanta del secolo scorso, fino a guadagnarsi un capitolo nel grande libro dell’Americana, quel vasto calderone che comprende tutte le suggestioni possibili e immaginabili legati alla musica “roots”, fedele alle radici.

The Jayhawks 

È riduttivo comunque parlare dei Jayhawks in termini di un gruppo esclusivamente roots. Sono devoti alle radici della musica americana, ma filtrandole con le influenze summenzionate, hanno saputo elaborare un sound caratteristico loro proprio che è abile nell’evocare grandi spazi soleggiati e verdi praterie come pochi. Il concetto di Americana lo hanno espresso a tutto tondo: che siano influenze dylaniane, neilyounghiane, oppure legate all’alt country di Gram Parsons e Uncle Tupelo, ma anche con vibranti aperture elettriche, i Jayhawks raccolgono l’eredità di un passato vicino e lontano, ne fanno una summa, e lo catalizzano in un’arte della canzone, in un songwriting che è profondamente americano. Non sono sperimentali come i Wilco di Jeff Tweedy i Jayhawks. Wilco partono dalla tradizione per aprire nuovi ponti alla canzone americana; Jayhawks portano negli anni novanta e nel nuovo millennio decenni di storia della cultura musicale a stelle e strisce per creare affreschi di fascinosa Americana come dei quadri bucolici fatti di verdi prati, polverose strade che si perdono in lontananza, villaggi sperduti del Sud-ovest. Alla band non interessa innovare ma dipingere l’America, fare un ritratto musicale dell’Heimat statunitense più genuina, quella rurale, lontana dalle grandi metropoli.

Ecco perché la musica dei Jayhawks non evoca metropoli sfavillanti di luci al neon ma paesaggi naturali, immensi, senza confini e strade roventi percorse ogni tanto da un pick-up; oppure spaccati di vita quotidiana rurale, fatti di bevute al saloon e gare di rodeo in un atmosfera di festa di cappelli da cow-boy. Sono quadri di un’America che sostanzialmente non cambia e rimane sempre la stessa, e soprattutto se stessa. Insieme agli Uncle Tupelo e ai Son Volt di Jay Farrar i Jayhawks sono stati i codificatori della nuova ondata alt-country, raccogliendo l’eredità del grande Gram Parsons. La storiografia assegna agli Uncle Tupelo il ruolo di veri demiurghi del nuovo alt-country; in realtà i veri apripista sono stati i Jayhawks: gli Uncle Tupelo, importando sonorità mutuate dal punk hanno portato a compimento il processo di definizione delle coordinate del genere. Ai Jayhawks va il merito, non da poco, di essere stati in una Minneapolis che ai tempi guardava altrove, i nuovi poeti della riscoperta della poiesis della tradizione americana.

                          The JAYHAWKS live

I Jayhawks nascono nel 1985 a Minneapolis. La formazione originaria comprende Gary Louris e Mark Olson alla chitarra e al canto, Marc Perlman al basso e Norm Rogers alla batteria. Nel corso degli anni sono avvenuti dei cambiamenti: Tim O’Reagan ha sostituito Norm Rogers, deceduto, al posto di Marc Olson è subentrato John Jackson e si è aggiunta la tastierista Karen GrotbergLa loro carriera è stata discontinua, interrotta fra scioglimenti, defezioni e progetti collaterali - l’interessante band roots dei Golden Smog, la carriera di Mark Olson da solo e con gli Creekdippers, il disco solista di Tim O’Reagan - ma ogni album pubblicato è degno di nota, a partire dall’esordio "The Jayhawks", che pur essendo ancora acerbo già contiene i futuri sviluppi. La scrittura compositiva del primo album è ancora basica, legata agli stilemi della tradizione americana e a grandi pagine come Everly Brothers, Dylan e Neil Young, con digressione verso il jingle-jangle. È su questo canovaccio che la band porta a sviluppo i lavori futuri. Gli album seguenti imprescindibili della band, quelli da avere prima di tutto sono "Blue Heart", "Hollywood Town Hall", "Tomorrow The Green Grass", "Sound Of Lies", "Smile", quelli legati al periodo d’oro della formazione, poi tutti gli altri fino all’ultimo "Sanctuary Park", uscito quest’anno a ben sei anni di distanza dall'ottimo "Xoxo" (2020, leggi la recensione di P.B. https://www.frastuoni.it/?p=7839).

                                 Gary Louris

Sanctuary Park è il dodicesimo album in studio dei Jayhawks, e cade in occasione dei quarant’anni di carriera della band. È un lavoro che contiene undici canzoni di una band matura che ha numerose primavere alle spalle. Il disco è prodotto dal leggendario Bob Ezrin, storico produttore che ha alle spalle la produzione di lavori di nomi grossi quali Pink Floyd, Alice Cooper e Lou Reed. È un disco molto gradevole, di una band che dignitosamente ha saputo accettare gli anni raccogliendo l’eredità del suo passato, senza però adagiarsi calzando le pantofole di una rassegnata vecchiaia: il disco suona fresco, ispirato, con un maturo piglio cantautorale. Le influenze sono quelle consuete: country, folk, aperture byrdsiane, coretti agli Everly Brothers; qualche volta si percepisce un’eco beatlesiana, sovente il tutto è diluito in un affresco melodico pop dalle sfumature pastellate. L’album ricrea le tipiche atmosfere della band cui siamo abituati da tempo, ma con un piglio più maturo e riflessivo. Certamente gli ardori giovanili sono un ricordo, il tono qui è quello riflessivo di chi si trova nel mezzo del cammino di propria vita o appena oltre e parla direttamente al cuore delle persone.

                  La tastierista Karen Grotberg 

Ci sono bei quadretto pop-country come Hands Upon The Wheel, aperta da un coro a cappella, che mette insieme Gram Parsons ed Everly Brothers per una soleggiata ballad da deserto del Mojave. La pedal steel guitar e il pianoforte sono sfumature di solare America Jayhawks-style. American Midnight 3 pura energia rock-blues che invita a schiacciare il pedale dell’acceleratore, mentre gli intrecci vocali mi fanno pensare a un Paul McCartney ebbro di desertica solitudine. Familiar Stranger è una splendida pop ballad di quelle che evocano prati verdi ammirati dal davanzale di una finestra e sposa umoralità westcoastiane con acquerelli beatlesiani. Mr.Lincoln è uno splendido affresco byrdsiano, mentre Leap Of Faith sono i Byrds che incontrano gli Everly Brothers e prendono un caffe insieme ai REM più acustici, la presenza di un accordeon fa parecchio folk da aia di cortile. L’iniziale Keep Our Heads Above è una gemma romantica e sentimentale dalle morbide fattezze di una solida ballad country-pop acustico-cantautorale con un piano che dà un tocco raffinato. La title-track vira verso tonalità crepuscolari e rimanda a certe atmosfere alla Crosby, Stills & Nash con un bel gioco di intrecci elettrici e ritmici. It’ll Be All Right Tonight è una vespertina country ballad byrdsiana ingentilita da una pedal steel guitar. Always And A Day prende Eagles e America e li fa salire su un treno country-rock, e ha un gradevole stile radiofonico. Kingston Girl è classicamente Jayhawks, con un bel taglio cantautorale e un timbro vocale mccartneiano. Chiude l’album Rowing The Boat, uno schizzo acustico pari a una ninna nanna countreggiante, ideale commiato dell’album.

Ascolta tutto "Sanctuary Park"  https://youtube.com/playlist?list=PLGF3ZA3Ybboc&si=EF8N9Z_rxE_38PTp

Jayhawks official  https://jayhawksofficial.com/

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