LIVE REPORT - PATTI SMITH Quartet + Marta Del Grandi (Milano, Castello Sforzesco, 29 luglio 2026) / di Davide Miele
Tempo fa, sul solito Facebook, mi è capitato di guardare un breve video. Ian McKellen, straordinario attore, parlava della sua vita e delle occasioni mancate. Occasioni che riguardavano per lo più l’aver rinunciato a presenziare a un evento o ad assistere a un concerto per dedicarsi a occupazioni più frivole o più allettanti in quel momento. E così McKellen diceva che per andare in spiaggia con gli amici aveva rinunciato ad andare a un concerto di Elvis Presley, se ricordo correttamente. Ne parlava col rammarico di una persona che solo molto tempo dopo ha realizzato cosa si era perso per qualcosa di tutto sommato poco conto. A me è successo tempo fa. Il grande pianista scandinavo Esbjoern Svensson sarebbe venuto in concerto a Milano col suo trio, ma io non andai perché “è giovane. Ci sarà un’altra occasione”. Purtroppo non ci fu, perché Svensson morì poco dopo a quarantaquattro anni. Così, quando un’amica in un gruppo whatsapp informò i miei amici e me che Patti Smith sarebbe venuta a suonare a Milano, non ebbi esitazioni. Dissi subito che ci sarei stato, memore di Svensson.
Non sono un fan sfegatato di Patti Smith. Certo, come ogni buon amante della musica conosco i suoi dischi e so che nella storia del rock occupa un posto straordinariamente importante, ma non sono uno di quelli che conosce a memoria tutte le canzoni, che ha studiato la sua vita e la segue da ancora prima di “Horses”. Quindi, se vi aspettate la recensione minuto per minuto dello spettacolo, riportando tutti i titoli dei brani con commenti puntuali sull’arrangiamento e l’esecuzione, potete anche interrompere qua la lettura. Prima dell’arrivo sul palco di Smith e dei suoi musicisti, Marta Del Grandi ha riscaldato la platea con un set di circa 35 minuti. Non ne parlerò, ma non perché ritenga Del Grandi immeritevole delle mie parole ma semplicemente perché non la conoscevo e dare un’opinione su un concerto di un’artista a me sconosciuta, oltretutto inficiato sia dal volume decisamente basso sia dalla confusione generata dagli spettatori sarebbe decisamente scorretto.
Marta Del GrandiAlle 21,10, solo 10 minuti in ritardo (cosa rara) finalmente sale sul palco la tanto attesa Patti Smith. Dico subito una cosa: Smith a fine anno avrà 80 anni. Non stiamo parlando di una giovincella, ma di una superveterana che calca i palchi di tutto il mondo da oltre 50 anni. Questo ovviamente ha un peso determinante sulla sua energia disponibile. Non sto dicendo che Smith sia una vecchietta debole e acciaccata, no davvero. Sto dicendo che quando hai sulle spalle milioni di chilometri e migliaia di concerti la gestione dell’energia diventa una faccenda importante. Per cui chi si aspettava di trovare la furiosa Patti di “Radio Ethiopia” o di “Easter” è rimasto deluso. Io, invece, non essendo un superfan, sono rimasto piacevolmente colpito da diverse cose.
Intanto, la carica emotiva che ancora riesce a trasmettere. La voce per forza di cose non è più quella degli anni 70; però col passare degli anni si è caricata di presenza emozionale. Patti Smith riesce a caricare su ogni singola parola la sua vita, con tutto quello che comporta, drammi tremendi e gioie immense incluse. Le sue canzoni non hanno tempo, perché le parole che ha messo insieme quaranta o cinquant’anni fa hanno lo stesso significato e peso, anzi pure di più. La signora, inoltre, ha la classe che solo i grandi artisti hanno: quella di riconoscere platealmente un errore (il suo “did i fucked up?” è risuonato chiaro e forte) e di chiedere scusa al figlio chitarrista, perché gli ha compromesso un assolo, e al pubblico.
E così il concerto si è sviluppato per quasi un’ora e quaranta minuti (uno potrebbe dire pochi, ma ricordiamoci sempre l’età di Smith), con invero poche sfuriate rock’n’roll e invece moltissima atmosfera, però carica di grande tensione. Smith ha anche ricordato a tutti che l’umanità sa essere meravigliosa e che è capace di grandi cose, e terribili, ricordando i bambini di Gaza, del Congo, della Siria. Toccante, poi, il tributo a Glen Hansard morto improvvisamente ieri. La band, senza Patti, ha eseguito la sua Falling Slowly, forse un po' troppo alta per la voce di Toni Shanahan, ma considerando che era stata provata forse due volte durante il sound check, tanto di capello. A conclusione del concerto i due brani più “ovvi”, quelli che chiunque conosce anche se non ha la minima idea di chi sia Patti Smith: Because the Night che ha dedicato al pubblico e People Have the Power, che ha dedicato al padre, che odiava la sua musica tranne questa canzone.
Patti Smith QuartetDue righe a conclusione le voglio spendere per fare qualche considerazione tecnica e umana. Il concerto si è tenuto nel Cortile delle Armi del Castello Sforzesco di Milano. Io capisco molto bene che esistono normative piuttosto stringenti per quanto riguarda la massima pressione sonora (il volume, per i non tecnici) esercitabile in un evento dal vivo. E capisco anche che eravamo in un luogo storico, però non credo che 3-4 dB in più di spinta avrebbero provocato chissà quali danni. Il Castello ha affrontato e vinto sfide parecchio più faticose. Un concerto di rock è acqua fresca. Inoltre non ho capito come mai il fonico di sala non abbia mai seguito gli assoli, lasciandoli sempre al medesimo volume, che lo strumento stesse accompagnando o che stesse eseguendo un solo. Per me è inspiegabile.
Il pubblico… Durante tutto il concerto un andirivieni costante di persone. Una cosa invero parecchio fastidiosa. E poi quelli che hanno passato il concerto a pistolare con lo smartphone giochicchiando o sui social, incapaci di staccarsi da quell’apparecchio infernale per un paio d’ore. Non ho potuto fare a meno di pensare a quei veri appassionati che non sono riusciti a prendere un biglietto perché questi “distratti” glielo hanno soffiato per poi non seguire il concerto. Ultima considerazione, che ho messo volutamente a chiusura. Come ho sottolineato più volte, il concerto del solo Patti Smith Quartet è durato circa 100 minuti, ai quali bisogna aggiungere il set di circa 40 di Marta Del Grandi. Ben oltre le due ore di spettacolo. Tutto ciò grazie alla lungimiranza di Radio Popolare, che ringrazio sentitamente.
Prezzo del biglietto: €17,65, cioè 15 più prevendita. Non voglio cedere alla facile polemica che potrebbe seguire questa rivelazione perché sarebbe scontata. Fate i vostri ragionamenti e quando la prossima volta vi chiederanno 150 euro più prevendita per un biglietto, ricordatevi che la monumentale Patti Smith ha suonato a Milano, al Castello Sforzesco, per un decimo di quella cifra.
Patti Smith Quartet:
Tony Shanahan
Jackson Smith
Seb Rochford
Ospite: Jesse Paris Smith
La scaletta del 29 Luglio 2026 a Milano:
Dancing Barefoot
Ghost Dance
Revenge
The Crystal Ship (The Doors)
Break It Up
Nine
Falling Slowly (Markéta Irglová/Glen Hansard)
Summer Cannibals
Fireflies
Beneath the Southern Cross
Peaceable Kingdom/People Have the Power
Because the Night
People Have the Power
Solo ascolto dell'intero concerto milanese 29/7/2026 https://youtu.be/dGu3f5s6d6Q?is=tPw0tYzFOOBKmrTs
Estratto del live milanese 29/7/2026 https://youtu.be/1TrR2q3lzKc?is=VQZlIcKYOmeupRb4
Roma, live Circo Massimo 27/7/2026: Horses/Land of a Thousand Dances/Gloria https://youtu.be/DX4UVjJMyhc?is=194zrVpozlemDvPw
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Official https://www.pattismith.net/








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