FROM THE PAST - DAVID BOWIE: "La Trilogia Berlinese, 1977-1979" / di Luca Sponzilli

 

L'occasione per rispolverare e riproporre  uno dei periodi più affascinanti e creativi della sempre carismatica carriera artistica di DAVID BOWIE grazie ad una pregevole e sintetica retrospettiva di Luca Sponzilli ci è offerta su un piatto d'argento dalla recente pubblicazione il  31 marzo 2026  per Feltrinelli Editore della graphic novel "Ho lasciato ogni posto. David Bowie a Berlino in tre atti" scritta da Lorenzo Coltellacci e disegnata da Mattia Tassaro. Il libro esplora la Trilogia Berlinese dell'artista tra il 1977 e il 1979 (Pasquale Boffoli)

"Questa graphic novel ha il merito di raccontarci un David Bowie così diverso dal personaggio colorato e glamour della fase Ziggy Stardust. Così poco rappresentato, malgrado l’enorme interesse di questo suo periodo berlinese. E attorno a lui appariranno comprimari d’eccezione come Iggy Pop e Brian Eno, oltre a quella stessa Berlino, città che diventa protagonista." (dalla Sinossi di "Ho lasciato ogni posto. David Bowie a Berlino in tre atti")

Eroi per un giorno: David Bowie e Berlino

There’s Old Wave, There’s New Wave, and There’s David Bowie” pubblicizzava (esattamente il 14 settembre del 1977) la RCA all’uscita di "Heroes", secondo capitolo della Trilogia Berlinese di David Bowie, registrato nella città divisa dal muro agli Hansa Studios. Ma procediamo con ordine. David Bowie, nato David Robert Jones l’8 gennaio del 1947, prima di trasferirsi nell’allora capitale della Germania Est, aveva alle spalle una discografia dall’elevato valore qualitativo, dal beat degli esordi alla psichedelica folk di "Space Oddity", dal glam rock di "The Man Who Sold the World" al kraut romantico di "Station To Station" e meglio di chiunque altro era riuscito a dare un’immagine ben precisa alla sua musica interpretando Ziggy Stardust, il Duca Bianco ed altre figure mitiche.


Quindi la trilogia composta da "Low" (14 Gennaio 1977, "Heroes" (14 Ottobre 1977) e "Lodger" (25 Maggio 1979), il successo commerciale degli anni ottanta con "Let’s Dance", "Tonight", "Never Let Me Down" ed il singolo This Is Not America assieme a  Pat Metheny, i due album come voce dei Tin Machine fino a quella che può considerarsi la terza fase in mezzo secolo di carriera, tra luci (molte) ed ombre (poche), con una serie di lavori che vanno dal 1993, con l’artista britannico stabilitosi in via definitiva a New York, al 2016, anno della sua scomparsa (10 gennaio).


Nel mezzo dei suoi ventuno album da studio, le numerose collaborazioni e concessioni musicali (i duetti con Lennon, Lou Reed, Mick Jagger, Tina Turner, i Queen e l’amico Iggy Pop) ed un avvincente catalogo cinematografico come protagonista nelle pellicole, fra le altre, "L’uomo che cadde sulla terra", "Miriam si sveglia a mezzanotte", "Furyo", "Absolute Beginners", "Labyrinth", "Fuoco cammina con me" ma anche teatrale ("The Elephant Man") ed un’apparizione nel cult movie "Christiane F.- Noi i ragazzi dello zoo di Berlino" di cui è autore della colonna sonora, una compilazione di brani tratti da Station to Station fino a Lodger. Insomma, Bowie è stato un geniale ideatore di canzoni, suoni, personaggi e da musicologo, verso la star ho provato qualcosa di più della stima.

                         La Trilogia Berlinese

"Low" apriva il programma in terra teutonica ed è considerato a ragion di logica tra i capolavori di Bowie; è un LP influenzato dai Kraftwerk, dai Neu!, dai Tangerine Dream, a farla breve la musica elettronica d’avanguardia tedesca, e dalle malinconiche atmosfere mitteleuropee. "Heroes" è lo zeitgeist dei tre ‘berlinesi’ riflettendo il momento storico-culturale e politico della guerra fredda (simbolizzata dal muro).

Meno cupo del precedente, è un lavoro a tre fra il cantante (che suona anche che la chitarra, il pianoforte, il sassofono ed il koto), Brian Eno (ai sintetizzatori ed alle tastiere) ed il produttore Tony Visconti. Con loro a completare il curricolo, Carlos Alomar e Robert Fripp rispettivamente alla chitarra e chitarra solista, George Murray al basso e Dennis Davis alla batteria. Il disco offre un decalogo di brani ricco di sfumature diverse tra loro, quasi pop (rock) come nelle iniziali Beauty and the Beast e Joe the Lion seguite dal fascino discreto/romantico della nota title-track e di Sons Of the Silent Age (arricchita dal sax), o dai virtuosismi frenetici di Blackout.

     Da sinistra: Brian Eno, Robert Fripp, David Bowie, negli Hansa Studios di Berlino nel 1977 durante la registrazione di "Heroes"

Continuando, sono ben quattro gli strumentali ad occupare quasi per intero la facciata B; V-2 Schneider è un riconoscimento a Florian Schneider co-fondatore dei quattro di Düsseldorf (i Kraftwerk), poi la funerea Sense Of Doubt con un’inquietante linea piano-synth e l’ambient di Moss Garden e Neuköln. A chiudere la setlist, il funk di The Secret Life Of Arabia il cui testo anticipava i temi della world-music di "Lodger".


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