FOTOGRAFIA - SAUL LEITER: "Poesia visiva, intimità e mistero" (USA, 1923 - 2013) / di Nino Colaianni

 

Se Henri Cartier-Bresson era il maestro del "momento decisivo", l'americano Saul Leiter è stato senza dubbio il maestro del momento rimandato, nascosto e accennato. Per decenni, Leiter ha camminato per le strade del quartiere East Village di New York raccogliendo frammenti visivi che la maggior parte dei passanti ignorava. Mentre i suoi contemporanei della New York School (come Robert Frank o Weegee) cercavano il realismo crudo, il contrasto sociale o la cronaca in bianco e nero, Leiter dipingeva con la macchina fotografica, trasformando la città in un quadro impressionista.

"Snow" (1960)

Leiter è stato uno dei pionieri assoluti della fotografia a colori, molto prima che la critica ufficiale la sdoganasse come "arte" negli anni Settanta. Utilizzava spesso pellicole scadute (come la celebre Kodachrome), che restituivano toni pastello unici, caldi e leggermente sfalsati. La sua grammatica visiva si basava su elementi precisi. Le barriere visive quali finestre bagnate dalla pioggia, vetrine appannate, specchi, cartelli stradali e pilastri. Leiter non cercava mai una visione nitida e frontale; preferiva scattare attraverso qualcosa, stratificando l'immagine.

Saul Leiter nel suo appartamento nell'East Village di New York, nei suoi ultimi giorni (foto di Tony Cenicola/The New York Times)

La compressione dello spazio, con l'uso di un teleobiettivo (insolito per la fotografia di strada dell'epoca), schiacciava i piani prospettici. I passanti diventavano silhouette astratte immerse in grandi campiture di colore. L'amore per l'astrazione, condizionato dalla sua prima passione, la pittura espressionista astratta, componeva l'inquadratura dividendo lo spazio in rettangoli di luce, ombra e colore, riducendo a volte i soggetti umani a piccoli dettagli nell'angolo del fotogramma.

C'è una citazione di Saul Leiter che riassume l'intera sua esistenza e filosofia artistica: "Passiamo la vita a sentirci dire cosa è importante e cosa no. Ma io credo che esista una squisita bellezza nelle cose a cui nessuno presta attenzione." Mentre i fotografi della sua generazione cercavano il reportage d'impatto o la notorietà editoriale, Leiter era felice di non essere famoso. Questa mancanza di pressione commerciale gli ha permesso di fotografare esclusivamente per se stesso, accumulando scatole di rullini mai sviluppati sotto il letto. La sua eredità oggi è immensa: ha insegnato al mondo che la fotografia urbana non deve per forza essere documentaria, ma può essere pura poesia visiva, intimità e mistero. 

                                   Saul Leiter







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