DIPARTITE - DAVID HOCKNEY (1937-2026): "Yorkshire fluo" / di Carla Maggi

David Hockney ha abbandonato le proprie mortali spoglie l'11 Giugno 2026 (era nato Il 9 Luglio 1937) portandosi via tutti i suoi fucsia ed i suoi cremisi, ed abbiamo riscoperto quanto fosse una delle figure più iconiche e peculiari dell'arte contemporanea. Il suo contributo alla Pop Art non è meno rilevante di quello di Andy Warhol, Keith Haring o Roy Lichtenstein. Ha esplorato molte forme d'arte, tra cui la fotografia e il printmaking, sempre con il suo approccio fuori dal comune. Sotto la sua zazzera platino, un universo di colori. Erano gli anni sessanta e David Hockey decise che sarebbe diventato molto biondo.

Si trovava a New York quando passò in TV la réclame della Clairol che incitava: "everybody should go blonde", certo non era mirata a nessun uomo di Bradford, in Yorkshire, specie a quei tempi. Pero' con lui funzionò contribuendo a creare il suo look che lo rendeva immediatamente riconoscibile. Era un fiero ed inveterato tabagista David Hockey, teneva sempre in casa una scorta consistente delle sue Davidoff Magnum Classic... just in case. Pregno del suo fascino "vecchia Hollywood" soleva dire "You can't have a smoke free Bohemia", parole sante. La sua arte è quello per cui deve essere ricordato, però è interessante anche scavare sotto la superficie e trovare l'uomo, tra le pieghe nascoste, tra i suoi vezzi.

L'abbiamo amato anche perché era una figura quasi "fluo" che non solo dipingeva con estro, ma con estro vestiva e viveva. La parola inglese che lo descrive bene è sicuramente "flamboyant". Nonostante la fama, spesso veniva canzonato per il suo accento, che io però ho sempre trovato delizioso. Hockney ha visto passare molta acqua sotto i ponti, con una carriera  lunga ben sei decadi, cosa che in pochi possono vantare. Tra le sue tante "fasi", ricordiamo l'avventura che lo vide applicare la sua vibrante sensibilità pop alle opere classiche cimentandosi con lo stage design e creando costumi e soprattutto incredibili set con il sapiente uso del colore e di una prospettiva architettonica forzata che risucchiava lo spettatore in un surreale e vibrante regno quasi ultraterreno. 

Sempre alla ricerca di nuovi metodi di espressione, anche i più tecnologici. Tra i molti artisti che lo hanno apprezzato citiamo Tracey Emin, che afferma di sentirsi privilegiata ad averlo conosciuto poiché David era riuscito con la forza della sua arte a cambiare la percezione di cio' che è considerato "British". I suoi dipinti parlano molto dei piaceri della vita, quelli che gli erano cari. Si era fatto un nome con le sue visioni di una "California Felix" eternamente assolata con le sue iconiche piscine protagoniste di uno dei suoi dipinti più famosi "Pool with two figures" (portrait of an artist). Il suo motto era "love life", come dargli torto. Dipingeva con gioia e vigore adoperando tinte vivide che ti avviluppano al primo sguardo. A volte, come nel caso della serie di quadri dedicata ai suoi bassotti, la fonte di ispirazione erano sentimenti dolorosi, come quelli sopraggiunti per la perdita di alcuni cari amici. 

Pool with two figures (portrait of an artist)

Hockney disse in proposito che aveva dentro talmente tanta melanconia che sentiva di dover dipigere qualcosa di tenero, per esorcizzare quella mestizia. E così  fece. Tra il 1993 e il 1995, completo' la famosa serie dei bassotti, ritratti giocosi ed amorevoli dei suoi amati dachshunds, Stanley and Boodgie, nelle pose più curiose e  divertenti. Amava molto  il buon cibo e frequentava spesso ristoranti di lusso dove l'esperienza culinaria diventa arte e diceva spesso che "le uniche cose reali nella vita, sono il cibo e l'amore, in quest'ordine". Ed il cibo fu spesso soggetto delle sue opere, specie nella forma di natura morta. Dipinge infatti duranti gli anni ottanta e novanta, diverse opere iconiche dedicate alla frutta, come la celebre stampa "Fruit in a Bowl" (1986) e la litografia "Two Apples, One Lemon and Four Flowers" (1997) in cui usa colori brillanti e sovverte la prospettiva tradizionale lanciando una critica ironica verso l’artificiosità e l’ipocrisia della società del benessere.

                       Fruit in a Bowl (1986)

Aveva una curiosità speciale Hockney, un occhio sempre allerta e alla fine attraverso i suoi dipinti ci ha insegnato che il colore può essere un luogo da vivere. Nell'ultimo periodo, invecchiando, il suo sguardo divenne meno acuto e questo gli permise di mostrare a tutti quanto democratica ed universale può essere l'arte. Dovremmo tutti osservare ciò che ci circonda, disegnare, dipingere, anche su di un iPad come faceva David, perché è il viaggio dello sguardo che conta.

   Two Apples, One Lemon and Four Flowers (1997)



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