FROM THE PAST - CHRIS CORNELL: "Euphoria Mourning" (1999, A&M Records) / di Nino Colaianni


Ci sono album che non nascono per fare rumore, ma per scavare un solco. Quando il 21 settembre 1999 esce "Euphoria Mourning" (originariamente pubblicato come "Euphoria Morning") di Chris Cornell, il mondo della musica si aspetta l'urlo primordiale dei Soundgarden, le chitarre sature del grunge o la sfrontatezza rock degli anni '90. Invece Cornell spiazza tutti. Si toglie l’armatura del dio del rock e si siede al tavolo, fragile, nudo, imbevuto di una malinconia psichedelica e senza tempo. Al suo fianco, in questo viaggio di decompressione e rinascita, c'è un architetto sonoro d'eccezione: Alain Johannes. La fine di un'era e la ricerca di una nuova voce danno vita così ad un capolavoro intimo, nato dall'incontro tra due anime straordinarie.

Nel 1997, la rottura dei Soundgarden lascia Cornell in un limbo creativo e personale. La pressione di essere l'icona di un genere (il grunge) che stava tragicamente implodendo, è devastante. Chris sente il bisogno di scostarsi dai riff monumentali per esplorare le sue radici più profonde: il folk, il blues, il pop barocco dei Beatles e la psichedelia. Per farlo, si isola a Los Angeles e stringe un sodalizio artistico fondamentale con gli Eleven, la band formata dal polistrumentista Alain Johannes e dalla sua compagna di vita e musica, la compianta Natasha Shneider. L'Alchimia è perfetta e il ruolo di Alain Johannes fondamentale. Se Chris Cornell è il cuore pulsante e la voce ultraterrena del disco, Alain Johannes ne è la mente geometrica e il sarto sonoro. Johannes (che collaborerà poi con Queens of the Stone Age, Them Crooked Vultures e Mark Lanegan) non è un semplice produttore o turnista: è un co-autore viscerale.

Multistrumentista poliedrico Johannes colora il disco con chitarre acustiche ed elettriche, theremin, tabla, harmonium e basso. Il suo stile non è mai invasivo, ma crea tessuti sonori complessi e stratificati. Insieme a Natasha Shneider, Alain spinge Cornell fuori dalla sua comfort zone. Le strutture dei brani abbandonano il classico schema strofa-ritornello del rock per abbracciare atmosfere sognanti, quasi da colonna sonora noir. Johannes fa da contrappeso emotivo, offrendo a Cornell una spalla sicura su cui poggiare una vulnerabilità lirica mai espressa prima in modo così trasparente. Un piccolo aneddoto racchiude l'essenza del disco. Cornell voleva fortemente che l'album si intitolasse Euphoria Mourning (con la "u", ovvero "il lutto dell'euforia"). Tuttavia, poco prima dell'uscita, si lasciò convincere dal management e dalla casa discografica a modificarlo nel più rassicurante Euphoria Morning ("il mattino dell'euforia"), pensando che il gioco di parole originale fosse troppo cupo. Chris si pentì da subito di quel compromesso. Nel 2015, in occasione della ristampa in vinile, ripristinò finalmente il titolo originale. Un atto di giustizia poetica verso un disco che non ha mai voluto essere solare, ma che ha sempre cercato la luce attraverso le crepe del dolore.

Eredità di un capolavoro incompreso, al momento della sua uscita, Euphoria Mourning fu un mezzo flop commerciale. I puristi del grunge non capirono la svolta acustica e sofisticata, mentre il grande pubblico radiofonico lo trovò troppo denso e introspettivo. Il tempo, però, è stato galantuomo. Oggi questo album è considerato un capolavoro di culto, il testamento più puro della sensibilità artistica di Chris Cornell al di fuori dei confini di una band. Il lavoro svolto con Alain Johannes ha dimostrato che Cornell non era solo il "cantante dei Soundgarden", ma uno dei più grandi cantautori e interpreti della storia della musica moderna. Un disco intriso di una bellezza dolorosa che, a distanza di anni e dopo la tragica scomparsa di Chris, suona ancora più intimo, terapeutico e necessario. 

Ascolta tutto "Euphoria Mourning"  https://youtube.com/playlist?list=PLnif9Rfb5AdkRs4bSo7ejmdVLwqsT9RrY&si=NZZNbcO6uNFKmYps

Official   https://chriscornell.com/

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