RECENSIONI - THE BLACK KEYS - Peaches! (2026, Easy Eye) / di Nino Colaianni
Uscito il 1° maggio 2026 è il quattordicesimo capitolo della discografia di Dan Auerbach e Patrick Carney, The Black Keys, pubblicato per la Easy Eye etichetta di Nashville di proprietà dello stesso Carney. Dopo il pop collaborativo di "Ohio Players" e le atmosfere di "No Rain, No Flowers" (2025), i Keys sono tornati alle origini più rudi. Se pensavate che i Black Keys avessero ormai preso la residenza fissa nelle classifiche pop, "Peaches!" è lo schiaffo che riporta tutti nel garage. Registrato in presa diretta con pochissime sovraincisioni, il disco trasuda un'urgenza figlia di un momento personale difficile (il periodo della malattia del padre di Dan), trasformando la musica in una valvola di sfogo viscerale.
The Black Keys 2026: da sinistra Patrick Carney, Dan Auerbach - foto di Larry NiehausL'album abbandona le rifiniture dei lavori precedenti per riabbracciare lo spirito DIY di "The Big Come Up". È un disco di cover, sì, ma non è una celebrazione accademica; è una festa di mezzanotte in un club fumoso. Il mixaggio, curato direttamente dalla band (cosa che non accadeva dai tempi di "Magic Potion"), predilige una batteria secca e chitarre che mordono. You Got to Lose, singolo di apertura (cover di Ike Turner) mette subito le cose in chiaro: il groove è ipnotico, sporco e trascinante. Where There’s Smoke, There’s Fire rivisitazione del brano di Willie Griffin apre il disco con una tensione blues che sembra uscire da una sessione dimenticata degli anni '50.
Nobody But You Baby in chiusura, questa cover di Junior Kimbrough si distende per oltre sette minuti in una jam psichedelica e ossessiva che ricorda perché Dan e Pat si sono innamorati del Mississippi Hill Country Blues. She Does It Right un omaggio ai Dr. Feelgood (Wilko Johnson) sprizza energia pub-rock da tutti i pori, dimostrando che il duo sa ancora come divertirsi. Peaches! non cerca di inventare nulla di nuovo, ma ribadisce l'identità profonda della band. La scelta della copertina (una foto iconica di William Eggleston) sottolinea il legame con l'estetica del Sud americano, cruda e senza filtri. È il disco che i fan della prima ora aspettavano. Meno Beck, più fango. I Black Keys dimostrano che, nonostante i grandi stadi, il loro cuore batte ancora dentro un amplificatore scassato.
The Black Keys official https://theblackkeys.com/
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Ascolta tutto Peaches! https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_nfupBgy5FBKj8rLsIt7KZqTayEDmfO91Y&si=t4HvTf7K32p828Mv
You Got To Lose https://youtu.be/4wDH7m-t33A?is=jDQ4QQbtq1vqZ2oU




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