BEVIS FROND: "Horrorful Heighs" (Fire Records, 2026) / di Marco Fanciulli
A due anni dall'ultimo "Focus On Nature" esce puntualmente un nuovo album dei Bevis Frond, "Horrorful Heights", anch'esso ben corposo con venti brani inediti per una durata totale di un'ora e mezza.
Bevis Frond: "...la semina e il raccolto"
Seguo Nick Saloman e la sua creatura fin dall’esordio "Miasma" e nel corso di una carriera che ha prodotto ventuno lavori in studio ho verificato un progressivo cambiamento che cozza contro quelle fallaci dissertazioni che vedono Nick Saloman e soci come autori dello stesso album replicato più volte. Nel corso degli anni la scrittura compositiva si è affinata: dalle avventure acide ad alto gradiente lisergico filtrate dal punk e dall’indie rock si è fatto più espressiva, più raffinata e attenta al dettaglio, e soprattutto con una maggiore propensione al songwriting.
Nick Saloman
Proprio il songwriting è la caratteristica del nuovo corso dei Bevis Frond; le radici punk e lisergiche non vengono abbandonate, però le vibrazioni elettriche sono incanalate in un dimensione di songwriting che denota una scrittura matura, tipica di un’età matura. Il nuovo Bevis Frond è l’ennesima prova che il tempo della semina è finito, da parecchio tempo in questo caso, e da diversi dischi prima di questo, e ormai siamo nel pieno del tempo del raccolto.
Il concept: "Orribili Altitudini"
Proprio per questo anche i testi sono lo specchio di questo stadio di maturità ormai conclamato da parecchi anni; sono testi maturi, che si vestono di un lucido realismo, anche amaro, ben lungi dai voli pindarici cui la civiltà lisergica ci ha abituato da decenni. Sono testi che parlano della durezza della vita quotidiana che è diventata “un caos di stress”, di quanto difficile si sia fatta la società odierna, satura di “orribili altitudini” come recita il titolo dell’album. Proprio il titolo "Horrorful Heights" lascia trasparire il tema conduttore che lega i brani ovvero quanto sia difficile oggi vivere, ed è un tema affrontato con lo spirito del lucido osservatore: tutto l’album è pervaso da un lirismo che non è distacco, ma analisi di chi osserva dall’esterno e poi espone con un realismo che è si amaro ma contemporaneamente compassato, senza abbandonarsi ad attacchi di ira o scatti euforici. È il realismo di chi ha già alle spalle un bel numero di primavere, dell’osservatore maturo che arriva a fare due conti con se stesso e con la realtà che gli sta attorno.
Bevis FrondFra queste note traspare un realismo che è fatto di un velo di malinconia accompagnato da qualche sprazzo di cinismo. L’angoscia della vita moderna di brani come Mess Of Stress è bilanciata dall’amaro realismo critico di Sink Estate. Ci sono testi che parlano della morte dei vecchi quartieri di Londra a causa della “gentrification”, ma anche testi che affrontano la sfera dei sentimenti, tra condizione esistenziali alienanti e storie sentimentali finite non bene, fino a situazioni al limite del grottesco come l’allenato collezionista protagonista di Quietly.
I Brani
Venendo all’aspetto stilistico l’album mostra una band in forma, rodata e tonica; ad accompagnare Saloman i fidi compagni di avventure di sempre Paul Simmons alla chitarra e Dave Pearce alla batteria e un nuovo bassista, Louis Wiggett, che suona anche la pedal steel. I brani, venti in tutto, sono un riassuntivo di tutto lo scibile bevisfrondiano diluito in questo maturo e raffinato songwriting pregno di malinconia. Ci sono aperture al country delle praterie negli innesti di pedal steel in Momma Bear, una profumata e agrodolce ballad dagli umori westcoastiani, e Best Laid Plans, un’altra ballad che sa tanto di fresche notti californiane mentre affronta il tema delle delusioni amorose: musicalmente porta i Byrds a braccetto coi nipotini R.E.M.
Ci sono le lunghe jam come Space Age Eyes, quasi dieci minuti di lisergia elettrica che procedono lenti come un lungo treno merci nel deserto e sprigionano riverberazioni ad alto livello espressivo, in un’alternanza di strofe cantate e chitarre liquide che poggiano su un feedback fuzzin’ senza sosta. La title-track Horrorful Heighs pare provenire direttamente dalla cultura hippie sixties con un sitar indiano che fa da tessitura a un raga circolare che si avvita in una scala a chiocciola di trame acustiche. Animal Man sono i Beatles durante un sogno che fanno comunella con gli Hüsker Dü. Si richiama sempre il trio di Minneapolis in Draining The Bad Blood però stavolta con un abito punk alla Ramones. Quindi brani che sfiorano lo stoner alla Kyuss come Hiss, le luminose ballads con i jangle in una traiettoria Byrds/R.E.M. (Romany Blue, la citata Sink Estate e Buffaloed, quest’ultima pregna di astrattismi beatlesiani). Naked Air, chitarra ritmica grattata che accompagna un basso pulsante, è un incontro virato power pop fra gli Stooges, l’Hendrix più lisergico e ancora gli Hüsker Dü.
La lunga Mossbacks’ Dream è il capitolo più sperimentale: introdotta da una serie di scie di elettronica cosmica in versione krautrock si svolge per oltre sette minuti in una jam che porta wah wah hendrixiani in un territorio torbido heavy-psych. La citata A Mess Of Stress può definirsi una versione cantautorale dei Lemonheads con accenti di Neil Young. I'm Gonna Drag You Into My World è un altro bel quadretto Rem-miano con spruzzate sempre Hüsker Dü. Il pedale è spinto molto sulla band di Bob Mould (stavolta quelli di "Warehouse") anche in That’s Your Lot e A Simple Pursuit (affresco di cantautorato punk-hc). Quietly: una stralunata dream ballad pregna di umori beatlesiani. Una tempesta di elettricità in Square House e Silver Insects, un’altra bella ballad elettrica su coordinate Hendrix/Hüsker Dü. Chiude l’album King For A Day, un altro lungo brano (sette minuti): se Bob Mould e c. sono una delle influenze più chiare nell’album questo brano rappresenta la loro sublimazione con gli Stooges a fare da supporto nel refrain. Horrorful Heights è un album che nonostante la notevole lunga durata scivola via alla grandissima regalando un’ora e mezza di songwriting elettrico. Nel disco non ci sono a nostro avviso criticità: c’è invece grande maturità in un giusto equilibrio fra impeti rock, jam lisergiche, ariose e luminose ballad, momenti riflessivi e corse a perdifiato.
P.S.: È disponibile anche un deluxe box set che include ‘Horrorful Offal’, una sorta di nuovo intero album composto da bonus: undici tracce provenienti dalle stesse sessioni di Horrorful Heighs.
Ascolta tutto Horrorful Heighs https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_kru1N1f8EPB9LR2SMT6KIdoosz6BnQTjw&si=D06KQoz7OSzb19Rc





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